Contrastare l’antibiotico-resistenza in una popolazione che invecchia: dalle evidenze alle azioni, tra sanità e assistenza sociale

  • Dott.ssa Maria Grazia Deriu
    Dirigente Biologa Azienda Ospedaliero Universitaria di Sassari
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Dal 18 al 24 novembre si celebra la Settimana mondiale di sensibilizzazione sull'antimicrobico-resistenza (AMR), che si apre il 18 novembre con la Giornata europea degli antibiotici. Un'occasione per riflettere non solo sulle dimensioni globali del fenomeno, ma anche sul suo impatto concreto nelle popolazioni più vulnerabili. Tra queste, gli anziani fragili, in particolare quelli che vivono nelle strutture residenziali, rappresentano oggi uno dei gruppi maggiormente esposti alle conseguenze dell'AMR e il cui numero è destinato ad aumentare nei prossimi anni. Lo conferma uno studio londinese pubblicato su The Lancet Healthy Longevity, che evidenzia come gli anziani residenti in casa di cura con un'infezione delle vie urinarie presentino esiti peggiori rispetto ai coetanei che vivono al proprio domicilio. Un quadro che trova riscontro anche nei dati europei e italiani.

Un gruppo di ricercatori dell’Imperial College London e di City St George’s, University of London, nell’ambito della Fleming Initiative, ha analizzato le infezioni delle vie urinarie (IVU) acquisite in comunità negli ultrasessantacinquenni del North West London tra settembre 2018 e luglio 2023. Il lavoro si basa sul sistema Whole Systems Integrated Care, che collega i dati della medicina generale, degli ospedali, dei servizi sociali e del laboratorio regionale di microbiologia per circa 2,5 milioni di persone.

Su 91.501 episodi di IVU, 6.648 riguardavano residenti in casa di cura. Per rendere il confronto il più equo possibile, gli autori hanno appaiato ogni residente con un anziano che viveva a casa propria, simile per età, etnia, livello di deprivazione e numero di patologie croniche, e hanno poi aggiustato l’analisi per sesso, fattori di rischio urinari e comorbosità.

L’incidenza delle IVU nelle case di cura era più di tre volte quella osservata a domicilio (1.909 contro 543 episodi ogni 100.000 persone-mese). Nel periodo di studio è cresciuta nelle prime e calata nelle seconde, e durante la pandemia il divario si è allargato ulteriormente.

Il dato più rilevante per chi si occupa di stewardship riguarda la diagnostica. Nelle case di cura un test diagnostico è stato eseguito al primo contatto nel 32% degli episodi, contro il 51% a domicilio, e l’urinocoltura in poco più di un caso su cinque. La gestione conforme alle linee guida NICE si è fermata intorno al 23%, la metà rispetto agli anziani a domicilio, e non è tornata ai livelli pre-pandemici. Quando l’urinocoltura c’era, il risultato arrivava più tardi e quasi un campione su tre mostrava crescita mista, segno probabile di contaminazione.

Nei residenti, E. coli era più spesso resistente al trimetoprim (46,4% contro 32,0%), alla nitrofurantoina (7,5% contro 2,4%) e alla ciprofloxacina (29,3% contro 16,4%). Pseudomonas aeruginosa e Proteus mirabilis erano isolati con frequenza circa doppia.

A 60 giorni dall’episodio, dopo aggiustamento, i residenti in casa di cura avevano un rischio di morte quasi doppio (OR aggiustato 1,99; IC 95% 1,67–2,36). Avevano inoltre più complicanze, più recidive, più ricoveri e più nuove prescrizioni di antibiotici.

Pur con alcuni limiti metodologici, lo studio conferma un quadro noto: nelle strutture residenziali per anziani le infezioni urinarie sono frequenti, spesso sostenute da microrganismi resistenti agli antibiotici e associate a un maggior rischio di esiti sfavorevoli. Un risultato che richiama l’importanza della prevenzione, della diagnosi appropriata e dell’uso prudente degli antibiotici.

Non è solo un problema inglese

Il tema, del resto, non riguarda solo il Regno Unito ma si inserisce nella più ampia sfida rappresentata dall’antibiotico-resistenza nella popolazione anziana. Lo studio GRAM pubblicato su The Lancet nel 2024 ha mostrato che tra il 1990 e il 2021 i decessi attribuibili all’antibiotico-resistenza sono aumentati di oltre l’80% negli adulti di 70 anni e più. Secondo le proiezioni degli autori, entro il 2050 questa fascia d’età concentrerà circa due terzi dei decessi attribuibili all’AMR. Un’analisi europea pubblicata su PLOS Medicine nel 2025 prevede inoltre un aumento delle batteriemie da microrganismi resistenti, soprattutto nelle persone oltre i 74 anni, anche per effetto dell’invecchiamento della popolazione.

In Italia, secondo la sorveglianza AR-ISS 2024, il 71,8% dei pazienti con infezione invasiva da patogeni sotto sorveglianza aveva più di 65 anni. La quota sale al 76,8% per E. coli, il principale agente delle IVU. L’indagine nazionale HALT-4 (https://procare.sardegna.it/no...), condotta nel 2024 su 470 strutture residenziali e 31.670 residenti e pubblicata dall’ISS nel luglio 2026, ha rilevato che il 2,6% dei residenti aveva almeno un’infezione correlata all’assistenza. Le più frequenti erano le infezioni urinarie (37,8%), e il 46,2% dei microrganismi isolati era resistente ad almeno una classe di antibiotici.

A livello europeo, la stessa indagine HALT-4 ha individuato nelle IVU la prima indicazione sia per la terapia sia per la profilassi antibiotica nelle strutture residenziali. Ha inoltre rilevato che una struttura su cinque non disponeva di personale formato in prevenzione e controllo delle infezioni e che quasi un terzo non monitorava l’igiene delle mani né restituiva feedback agli operatori.

I risultati dello studio indicano alcune priorità condivise per ospedali, servizi territoriali e strutture residenziali. La prima riguarda la diagnosi appropriata: l'urinocoltura non dovrebbe essere richiesta né la terapia antibiotica avviata in assenza di sintomi compatibili, poiché la batteriuria asintomatica è frequente nelle persone anziane e, nella maggior parte dei casi, non richiede trattamento. Quando l'esame è indicato, è essenziale che il campione venga raccolto correttamente e processato in tempi adeguati, assicurando anche alle strutture residenziali un accesso ai servizi di microbiologia comparabile a quello disponibile sul territorio.

Un secondo aspetto riguarda la terapia empirica, che dovrebbe basarsi non solo sul quadro clinico ma anche sulle precedenti colture del paziente e sull'epidemiologia locale delle resistenze, per essere poi rivalutata alla luce dei risultati microbiologici. Allo stesso modo, la profilassi antibiotica dovrebbe essere riservata alle sole situazioni in cui esiste una chiara indicazione.

La prevenzione delle infezioni urinarie resta un elemento centrale e richiede particolare attenzione all'idratazione, all'uso appropriato del catetere vescicale e all'adozione di strategie dedicate per le persone con episodi ricorrenti. A ciò si affianca la necessità di rafforzare l'igiene delle mani attraverso l'uso sistematico della frizione alcolica, il monitoraggio dell'aderenza alle pratiche raccomandate, il feedback agli operatori e percorsi formativi che coinvolgano tutto il personale assistenziale, inclusi gli operatori sociosanitari.

Infine, emerge l'importanza della continuità assistenziale tra ospedale e strutture residenziali. Gli anziani fragili transitano frequentemente tra questi contesti e informazioni essenziali come lo stato di colonizzazione, gli esiti microbiologici e le terapie in corso devono accompagnare il paziente lungo tutto il percorso di cura.

La sfida, in definitiva, non consiste soltanto nel prescrivere meglio gli antibiotici, ma nel creare le condizioni perché chi assiste le persone anziane possa riconoscere tempestivamente un'infezione reale, documentarla correttamente e trattarla in modo mirato. In questa prospettiva, l'integrazione tra sanità e assistenza sociale rappresenta una componente essenziale della risposta all'antimicrobico-resistenza.

Fonti / Bibliografia
  1. Carter E, Ahmad R, Aylin P, Ming D, Owen T, Morgan Brett B, Holmes A, Zhu N. Prevalence, management, and outcomes of urinary tract infections in older adults living in care homes versus older adults living outside care homes in the UK: a propensity score-matched case–control analysis. Lancet Healthy Longev 2026. doi:10.1016/j.lanhl.2026.100918
  2. GBD 2021 Antimicrobial Resistance Collaborators. Global burden of bacterial antimicrobial resistance 1990–2021: a systematic analysis with forecasts to 2050. Lancet 2024;404:1199–226. doi:10.1016/S0140-6736(24)01867-1
  3. Waterlow NR, Chandler CIR, Cooper BS, et al. Combining demographic shifts with age-based resistance prevalence to estimate future antimicrobial resistance burden in Europe and implications for targets: a modelling study. PLoS Med 2025;22(11):e1004579. doi:10.1371/journal.pmed.1004579
  4. Istituto Superiore di Sanità. AR-ISS: sorveglianza nazionale dell’antibiotico-resistenza. Dati 2024. EpiCentro, 2025.
  5. Istituto Superiore di Sanità. Indagine di prevalenza HALT-4 sulle infezioni correlate all’assistenza e l’uso di antimicrobici nelle strutture residenziali sociosanitarie (progetto CCM). Luglio 2026.
  6. European Centre for Disease Prevention and Control. Point prevalence survey of healthcare-associated infections and antimicrobial use in European long-term care facilities (HALT-4), 2023–2024. ECDC, 2025.
  7. Prieto J, Wilson J, Tingle A, et al. Strategies for older people living in care homes to prevent urinary tract infection: the StOP UTI realist synthesis. Health Technol Assess 2024;28(68):1–139.

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