Targa celebrativa di Alexander Fleming

Breve storia degli antibiotici

  • Prof.ssa Eugenia Tognotti
    Ordinario di Storia della Medicina, Università degli Studi di Sassari
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La scoperta degli antibiotici ha rivoluzionato la medicina e la storia dell'umanità. In combinazione con l'igiene, i vaccini e la potabilizzazione dell'acqua, gli antibiotici hanno reso possibile la cura e la prevenzione di malattie infettive che, fino a poco più di un secolo fa, erano la principale causa di mortalità.

La storia degli agenti antimicrobici è vecchia di millenni come quella della medicina popolare di ogni civiltà. Nel 2500 a.C. i cinesi usavano la muffa della soia contro le infezioni superficiali e in Grecia e nell’antica Roma l’azione delle muffe era ben nota ai medici che le impiegavano sotto forma di poltiglia per ricoprire le ferite allo scopo di evitare le infezioni. Ma, è solo nella seconda metà del XIX secolo, con la comparsa sulla scena della “teoria dei germi’ delle malattie che compare la nozione di “antibiosi” che fondeva due parole greche: anti = contro e bios = vita. A coniare questo termine - per descrivere la competizione e l'antagonismo tra microrganismi viventi - da cui derivò, poi, il termine di antibiotico, è il biologo e naturalista francese Paul Vuillemin (1889). Pochi anni prima, Louis Pasteur e il suo assistente Jules François Joubert avevano già fornito la prima descrizione di questo fenomeno mentre riferivano che alcuni microrganismi contaminanti potevano inibire la crescita dell'agente eziologico dell'antrace: Bacillus anthracis. Nonostante queste osservazioni, all'inizio del ventesimo secolo, c'erano ancora pochi farmaci in grado di combattere le infezioni batteriche. Grande attenzione suscitò dunque la scoperta di virus che uccidevano i batteri da parte di due ricercatori, Frederick Twort ( e Félix d'Herelle (1917). Quest’ultimo, un biologo franco-canadese, chiamò questi agenti antimicrobici batteriofagi (dal greco, fago "mangiare") e avanzò l'idea di usarli per il trattamento delle infezioni batteriche. Nel 1919, condusse con successo il primo tentativo di utilizzarli nei casi umani di dissenteria grave. Ma i tentativi di ricorrervi su larga scala in Asia nel tentativo di arginare epidemie di colera, dissenteria e peste diedero risultati deludenti.

All’inizio del terzo decennio del secolo (1921) il primo utilizzo dei batteriofagi in un contesto di terapia fagica contro le infezioni cutanee da Staphylococcus aureus fu reso pubblico da uno studioso del ruolo dei batteriofagi in medicina e nell'ambiente in generale da Richard Bruynoghe, un medico e batteriologo belga. Mentre i più rinomati ricercatori in questo nuovo campo di ricerca discutevano sulla terapia fagica, dividendosi sulla sua reale efficacia, si avvicinava la scoperta della penicillina.

Quella che era destinata a cambiare la storia dell’umanità fu una scoperta casuale. Nel 1928 il giovane medico e batteriologo scozzese Alexander Fleming stava studiando alcuni ceppi di batteri coltivati in capsula e, al ritorno da un breve periodo di vacanza, si accorse che alcune capsule di coltura che aveva preparato prima della partenza presentavano un’area più chiara, in cui si era sviluppata una muffa-Penicillium notatum caduta accidentalmente in una coltura batterica di Staphylococcus aureus aveva ucciso i batteri, dimostrando le sue proprietà antibatteriche. L’anno dopo, il 13 febbraio 1929 Fleming presentò il risultato delle sue ricerche al Medical Research Club suscitando un enorme interesse nella comunità scientifica. Gli studi proseguirono nei dodici anni successivi. All’inizio degli anni Quaranta la produzione del farmaco su scala industriale poté partire, grazie all’incontro tra Howard Florey e il biochimico tedesco Ernst Chain, emigrato in Gran Bretagna per sfuggire al Nazismo nel 1939. Lo sviluppo del processo di produzione portò durante la guerra ad accrescere enormemente l’uso militare della preziosa “arma segreta”, la penicillina, destinata a salvare milioni di vite. Finita la guerra, nel 1945, Fleming, Florey e Chain furono insigniti del premio Nobel per la medicina e la fisiologia. Nello stesso anno in Europa la penicillina viene distribuita nelle farmacie anche ad uso civile. Per la prima volta, un antibiotico poteva essere venduto come farmaco, aprendo una nuova era nei paesi occidentali. Cominciava l’età dell’oro degli antibiotici.

In questo periodo si inserisce anche la figura di Giuseppe Brotzu.

In decenni di applicazioni cliniche, le penicilline e gli antibiotici in genere hanno aiutato gli esseri umani a vincere la lotta contro le infezioni batteriche. Ma nello scenario che si staglia all’orizzonte, oggi, appare sempre più minaccioso il fenomeno dell’antibiotico-resistenza. Molti batteri rispondono in modo “astuto” e intelligente all’attacco dei farmaci, mettendo in atto strategie di sopravvivenza sempre più complesse che stanno spingendo la scienza ad una nuova corsa agli armamenti contro i tanti patogeni che la resistenza antimicrobica ha reso più letale.

Fonti / Bibliografia

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