L’approccio One Health: ottimizzare in modo sostenibile la salute di individui, animali ed ecosistemi.
Sebbene il termine "One Health" sia stato formalizzato solo negli ultimi decenni, la sua base concettuale si estende molto indietro nel tempo, con pensatori, filosofi e scienziati che, sin dal XIX secolo, hanno intuito l’importanza delle connessioni tra le malattie umane e animali e l'influenza dell'ambiente.
Infatti, il legame tra salute umana e animale era già evidente in antiche civiltà come quelle greche e romane indicando una dimensione globale della cura che, attraverso una ecologia integrale, ha rivoluzionato il modo di concepire la salute, l’assistenza e, non in ultimo, la prevenzione.
Lo stesso Ippocrate, considerato il padre della medicina moderna, nella sua opera "De aere, aquis et locis", aveva sottolineato l'importanza dell'ambiente sulla salute umana, considerando l'influenza del clima e della qualità dell'aria sull'insorgenza delle malattie. Questa visione olistica riconosceva che l'ambiente di vita può influenzarne significativamente la salute, anticipando in modo implicito il concetto di interconnessione tra uomo e natura.
Dopo di lui, Galeno (129-216 d.C.) sviluppò ulteriormente la teoria umorale ippocratica, che attribuiva le malattie a uno squilibrio tra i quattro umori (sangue, bile gialla, bile nera e flegma). Sebbene non si focalizzasse specificamente sull'interconnessione tra uomo e ambiente, la medicina umorale suggeriva che i fattori esterni come il clima, l’alimentazione e lo stile di vita potessero influenzare questi umori e quindi la salute stessa che derivava dal loro equilibrio.
Un momento cardine nella storia della medicina fu l’arrivo della peste nera nel XIV secolo, una pandemia di origine zoonotica che evidenziò tragicamente il legame tra animali, ambiente e salute umana.
Durante il Rinascimento, la medicina si trasformò grazie a una maggiore enfasi sulla sperimentazione e la scoperta scientifica. Figure come Vesalio e Harvey posero le basi per una comprensione scientifica del corpo umano, spesso utilizzando studi sugli animali per migliorare la conoscenza anatomica e fisiologica. Nel XVII secolo, la scoperta dei microrganismi da parte di Antonie van Leeuwenhoek e successivamente lo sviluppo della teoria dei germi da parte di Louis Pasteur e Robert Koch rivoluzionarono la comprensione delle malattie infettive, rafforzando ulteriormente l'importanza della medicina veterinaria e umana nella lotta contro le zoonosi
Un salto significativo si ha però nel XIX secolo, con l'avanzare delle scienze biologiche e mediche. In questo periodo, due figure di spicco emergono come precursori dell'approccio One Health: Rudolf Virchow e William Osler.
- Rudolf Virchow (1821-1902), noto patologo tedesco, fu uno dei primi a riconoscere l’importanza di studiare le malattie animali per comprendere meglio quelle umane. Virchow coniò il termine "zoonosi" per descrivere le malattie trasmesse dagli animali all'uomo e sottolineò la necessità di una stretta collaborazione tra medici e veterinari per controllare queste patologie. Egli considerava la medicina veterinaria e umana inseparabili, affermando che "non esiste una medicina degli esseri umani e una medicina degli animali, ma solo una medicina" ("One Medicine").
- William Osler (1849-1919), canadese e considerato uno dei padri fondatori della medicina clinica moderna, portò avanti questa visione. La sua carriera comprende un lavoro significativo nel campo delle malattie zoonotiche e una forte enfasi sull'importanza dell’educazione pratica per i medici. Nel suo lavoro presso la McGill University e successivamente alla Johns Hopkins University, Osler si dedicò alla promozione della collaborazione interdisciplinare tra medici e veterinari, contribuendo all’evoluzione dell’approccio integrato della salute umana e animale.
Tuttavia queste importanti intuizioni, nonostante le basi storiche dell'approccio "One Health", il termine è stato ufficialmente adottato solo a partire dagli anni 2000, a seguito di eventi globali come l'emergere della SARS, l'influenza aviaria e l'influenza suina. Questi episodi, infatti, hanno dimostrato la rapidità con cui le malattie infettive possono essere trasmesse dagli animali agli esseri umani, richiedendo risposte globali coordinate.
Nel 2004, l'approccio One Health fu discusso durante un workshop organizzato dalla Wildlife Conservation Society, in cui vennero definiti i "12 Manhattan Principles", i quali esortavano alla cooperazione tra medici, veterinari e scienziati ambientali al fine di affrontare i rischi globali legati alla salute. Il workshop segnò un momento cruciale per la formalizzazione del concetto di One Health, esortando la comunità internazionale a collaborare in modo interdisciplinare al fine di perseguire obiettivi comuni quali: i) monitorare e prevenire le zoonosi, ii) proteggere la biodiversità, iii) sviluppare strategie più efficaci per la salute pubblica.
Qualche anno più tardi, nel 2008, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO), l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l'Organizzazione Mondiale della Sanità Animale (OIE) firmarono una storica collaborazione (una pietra miliare nel riconoscimento del concetto di One Health), riconoscendo ufficialmente tale concetto come un approccio fondamentale nella prevenzione e controllo delle malattie infettive. L'accordo mirava a promuovere la collaborazione tra medici, veterinari, esperti di fauna selvatica, biologi e altri professionisti per affrontare le minacce emergenti e rafforzare i sistemi sanitari in tutto il mondo.
Il concetto di One Health, formalizzato grazie a questo storico accordo, si è quindi consolidato come un quadro di riferimento essenziale per la gestione della salute globale, promuovendo la cooperazione internazionale e l'integrazione delle politiche di salute pubblica, veterinaria ed ecologica.
Nel 2010, la Dichiarazione di Hanoi ha segnato un passo significativo per l'approccio One Health, ricevendo un'approvazione unanime da 71 paesi e organizzazioni regionali, insieme a rappresentanti di enti internazionali e banche di sviluppo. Questa dichiarazione è stata un momento chiave nella conferenza ministeriale sull'influenza aviaria e pandemica ad Hanoi, in Vietnam. Nello stesso anno, la FAO, l'OIE e l'OMS hanno pubblicato il Concetto Tripartito, una nota congiunta che delineava un piano d'azione per trasformare One Health da un'idea teorica in realtà concreta. Le Nazioni Unite e la Banca Mondiale hanno sostenuto questo approccio, mentre l'Unione Europea ha riaffermato il proprio impegno a operare sotto questo paradigma integrato.
Nel 2011, l'approccio One Health ha guadagnato ulteriore slancio con eventi di portata globale. Si è svolto il primo Congresso Internazionale sull'approccio One Health a Melbourne, Australia, e la prima conferenza dedicata si è tenuta anche in Africa. Inoltre, si è organizzata una riunione tecnica ad alto livello per affrontare i rischi sanitari legati all'interazione tra ecosistemi, esseri umani e animali, rafforzando la volontà politica di promuovere il movimento One Health.
Oggigiorno, One Health è riconosciuto come una vera e propria strategia indispensabile al fine di affrontare sfide sanitarie globali complesse, tra cui non solo le zoonosi (come la COVID-19), ma anche la crescente resistenza antimicrobica, la sicurezza alimentare e i cambiamenti climatici, che influenzano la diffusione delle malattie.
L’approccio One Health nella lotta all’antimicrobico-resistenza.
L’approccio One Health rappresenta una strategia fondamentale per affrontare la sfida dell'antimicrobico resistenza (AMR), riconoscendo che questo importante problema di Sanità Pubblica trascende il solo ambito umano. Gli antimicrobici, infatti, non vengono impiegati esclusivamente in medicina umana, ma trovano largo impiego anche nella medicina veterinaria e in agricoltura. L’abuso o l’uso improprio di antibiotici, tanto nelle cure umane quanto negli allevamenti, favorisce l'emergere di ceppi microbici resistenti, capaci di diffondersi agevolmente tra persone, animali e ambiente. Questo complesso ciclo di trasmissione evidenzia l'inadeguatezza di interventi settoriali, sottolineando la necessità di un approccio integrato.
Nel settore veterinario, l’uso di antibiotici non è limitato al trattamento di malattie, ma include anche la prevenzione di infezioni e la promozione della crescita in allevamenti ad alta densità. Tale utilizzo intensivo favorisce la selezione di batteri resistenti, che possono trasferirsi agli esseri umani attraverso il consumo di prodotti alimentari di origine animale o tramite contatto diretto. La resistenza antimicrobica, però, non si ferma qui: i microrganismi resistenti possono contaminare suolo e acque, espandendo il rischio di trasmissione attraverso l’ambiente. Le acque reflue provenienti da aziende agricole, strutture sanitarie e impianti di trattamento sono fonti significative di rilascio di antimicrobici e batteri resistenti, che trovano nell’ecosistema un veicolo per la diffusione. Inoltre, i batteri presenti nell'ambiente possono acquisire geni di resistenza, potenziando ulteriormente il rischio di propagazione.
In questo contesto, l’approccio One Health si propone di integrare competenze e pratiche provenienti dai settori umano, veterinario e ambientale, con l’obiettivo di monitorare e ridurre l'impatto dell’AMR. La chiave per contenere la diffusione della resistenza antimicrobica risiede nella promozione di un uso responsabile e mirato degli antibiotici in ogni settore. In particolare, è essenziale limitare l’uso profilattico di antibiotici negli animali da allevamento e migliorare la gestione degli scarichi agricoli e industriali, riducendo così il rilascio di antimicrobici nell’ambiente.
Solo un'azione sinergica e coordinata, che affronti l'AMR da una prospettiva globale e multidisciplinare, potrà arginare efficacemente questa crisi crescente, proteggendo la salute di tutti gli esseri viventi e dell'ecosistema stesso.
Fonti / Bibliografia
- Schwabe, C. W. (1984). Veterinary Medicine and Human Health. Williams & Wilkins.
- King, L. J., & Khabbaz, R. F. (2020). One Health: A New Professional Imperative. American Journal of Public Health, 108(S3), S187-S188.
- Kahn, L. H., Kaplan, B., Monath, T. P., & Steele, J. H. (2010). Confronting Zoonoses Through the One Health Approach. National Academy Press.
- I. Capua, G. Cattoli, One Health (r)Evolution: Learning fron the Past to Build a New Future, “Viruses”, 2018, 10, 725; doi: 10.3390/v10120725
- Monath, T. P. (2004). One Health: A Review of History
- Zinsstag, J., Schelling, E., Waltner-Toews, D., & Tanner, M. (2011). One Health: The Theory and Practice of Integrated Health Approaches
- King, L. J. (2008). One World, One Health: From Concept to Action
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