Nuove linee guida Surviving Sepsis Campaign 2026: aggiornamenti clinici e implicazioni per il controllo delle infezioni

  • Dott. Andrea Pasquale Cossu
    Dirigente medico SC Terapia intensiva generale e post-operatoria
Tempo di lettura: 6 minuti, 55 secondi
La sepsi e lo shock settico rappresentano ancora oggi una priorità globale di salute pubblica, con circa 49 milioni di casi e oltre 13 milioni di decessi ogni anno in tutto il mondo. Le nuove guida della Surviving Sepsis Campaign 2026, recentemente pubblicate, si inseriscono in questo contesto con l’obiettivo di tradurre le migliori evidenze scientifiche disponibili, integrando in modo sempre più esplicito i principi della antimicrobial stewardship, della appropriatezza diagnostica e della de-escalation terapeutica. Rispetto alla versione precedente del 2021, emerge un’evoluzione concettuale di rilievo: da un approccio prevalentemente protocollare a una gestione più flessibile, basata sul contesto clinico, sulla probabilità diagnostica e sull’integrazione tra competenze cliniche e organizzative.

Le nuove linee guida della Surviving Sepsis Campaign 2026 introducono aggiornamenti rilevanti che riflettono un’evoluzione significativa nell’approccio alla gestione del paziente settico, con un progressivo superamento dei modelli rigidamente protocollari a favore di un maggiore integrazione tra evidenze scientifiche, contesto clinico e organizzazione assistenziale.

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il riconoscimento della sepsi come diagnosi eminentemente clinica: va sottolineato come nessun singolo biomarcatore o test diagnostico sia in grado di confermare o escludere la diagnosi in maniera isolata, ribadendo la necessità di una valutazione complessiva del paziente basata sui dati clinici, laboratoristici e contestuali.

Secondo il consenso internazionale Sepsis-3 del 2016, la sepsi è definita come una “disfunzione d’organo acuta potenzialmente letale secondaria a infezione, mentre lo shock settico rappresenta un sottogruppo caratterizzato da disfunzione circolatoria associata a un rischio significativamente aumentato di mortalità”.

Le linee guida introducono una classificazione operativa della sepsi basata sul grado di probabilità diagnostica, distinguendo quattro possibili scenari:

1. Sepsi definita (definite sepsis): la sepsi è confermata sulla base dell’anamnesi, dell’esame clinico e degli accertamenti diagnostici. Una diagnosi alternativa è altamente improbabile.

2. Sepsi probabile (probable sepsis): elevato sospetto di sepsi. La sepsi rappresenta la diagnosi più probabile sulla base dell’anamnesi, dell’esame clinico e degli accertamenti diagnostici. Una diagnosi alternativa è meno probabile.

3. Sepsi possibile (possible sepsis): sospetto moderato di sepsi. La sepsi è una diagnosi possibile; tuttavia, una diagnosi alternativa è ugualmente plausibile sulla base dell’anamnesi, dell’esame clinico e degli accertamenti diagnostici.

4. Sepsi improbabile (unlikely sepsis): basso sospetto di sepsi. La valutazione clinica non è compatibile con la sepsi oppure una diagnosi alternativa risulta più probabile sulla base dell’anamnesi, dell’esame clinico e degli accertamenti diagnostici.

In ambito di identificazione precoce, viene ulteriormente ridimensionato il ruolo del qSOFA come strumento di screening isolato, alla luce della sua limitata sensibilità. Le linee guida raccomandano invece l’utilizzo di sistemi di early warning score, quali NEWS, NEWS2, MEWS o SIRS, più efficaci e affidabili nell’individuare precocemente i pazienti a rischio di deterioramento clinico.

In questo contesto emerge un principio centrale delle nuove linee guida: la sepsi deve essere considerata una diagnosi clinica. Nessun singolo biomarcatore o test diagnostico è infatti sufficiente, da solo, a confermare o escludere il quadro settico. Parallelamente, le evidenze attualmente disponibili non consentono di raccomandare l’utilizzo routinario delle nuove tecniche diagnostiche rapide basate sulla risposta dell’ospite (host-response).

Per gli adulti con sepsi o shock settico possibile, probabile o definito, le linee guida raccomandano di eseguire il prelievo di emocolture il prima possibile e, idealmente, prima dell’inizio della terapia antimicrobica, al fine di orientare in modo appropriato la successiva gestione terapeutica. In questo scenario, la terapia antibiotica viene riletta in chiave di stewardship: pur ribadendone la somministrazione precoce nel paziente con sospetta sepsi, viene posta una forte enfasi sull’appropriatezza della scelta empirica, sulla rivalutazione clinico-microbiologica e sulla tempestiva de-escalation, con l’obiettivo di ridurre l’impatto dell’antimicrobico-resistenza e migliorare gli outcome clinici. In questo percorso, assume un ruolo fondamentale il source control: le linee guida raccomandano una rapida identificazione del focolaio e suggeriscono, quando indicato, un intervento precoce, idealmente entro 6 ore dalla diagnosi.

In linea con questi principi, viene inoltre sconsigliato l’utilizzo routinario di coperture empiriche per patogeni multiresistenti (MDR), anche nei pazienti ad alto rischio, in assenza di elementi clinici e microbiologici specifici. Tale approccio rafforza il concetto di appropriatezza terapeutica, promuovendo un uso più mirato degli antibiotici e limitando la pressione selettiva sui microrganismi.

Analogamente, le linee guida suggeriscono di evitare una copertura anaerobica empirica nei pazienti senza fattori di rischio specifici, riservandola ai casi in cui il sospetto clinico sia fondato, come nelle infezioni intra-addominali, ginecologico-ostetriche profonde, nelle infezioni necrotizzanti dei tessuti molli o negli ascessi.

Accanto agli aspetti strettamente clinici, emerge con forza il ruolo dell’organizzazione dei sistemi sanitari. Viene raccomandata l’implementazione di programmi strutturati di miglioramento della qualità, che includano strategie di screening, protocolli operativi e strumenti di monitoraggio della performance, riconoscendo come tali interventi possano tradursi in un miglioramento significativo dei processi di cura e degli outcome.

Infine, viene valorizzata la dimensione multidisciplinare della sepsi, con il supporto a modelli organizzativi quali “code sepsis” o team dedicati, finalizzati a garantire un intervento rapido, coordinato e integrato tra le diverse figure professionali coinvolte nel percorso assistenziale del paziente. Nel loro insieme, questi elementi delineano un cambiamento sostanziale: la gestione della sepsi non viene più intesa come un algoritmo standardizzato, ma come un processo dinamico che richiede competenze cliniche, appropriatezza terapeutica e una solida integrazione organizzativa.

Ruolo del controllo delle infezioni

    Nel contesto delineato dalle nuove linee guida della Surviving Sepsis Campaign 2026, il controllo delle infezioni e la stewardship antimicrobica assumono un ruolo centrale e trasversale nella gestione del paziente settico, configurandosi non solo come elementi terapeutici, ma come componenti strutturali del percorso assistenziale.

    L’inizio precoce della terapia antibiotica empirica ad ampio spettro rimane un pilastro fondamentale nella gestione della sepsi; tuttavia, rispetto al passato, viene posta maggiore enfasi sulla necessità che tale intervento sia guidato da criteri di appropriatezza clinica e microbiologica. Le linee guida suggeriscono l’avvio della terapia antibiotica entro un’ora nei pazienti con shock settico o con sepsi definita o altamente probabile; nei casi di sepsi possibile, l’inizio della terapia può essere posticipato fino a tre ore, al fine di consentire un adeguato completamento del percorso diagnostico e una più appropriata definizione del quadro clinico.

    Viene inoltre rimarcata l’importanza della rivalutazione precoce della terapia antimicrobica, con l’obiettivo di una rapida de-escalation sulla base dei dati microbiologici e dell’evoluzione clinica. Questo approccio consente di coniugare efficacia terapeutica e contenimento dell’antimicrobico-resistenza, in linea con i principi della stewardship, esplicitamente integrati nelle raccomandazioni delle linee guida. In questo ambito, le evidenze attualmente disponibili non sono sufficienti per raccomandare l’utilizzo routinario di campioni di sorveglianza microbiologica delle vie respiratorie superiori a livello di reparto, inclusa la terapia intensiva, per guidare la terapia empirica.

    Le linee guida suggeriscono inoltre la possibilità di avviare precocemente lo screening e la terapia antibiotica nei pazienti critici, in particolare nei casi di shock settico, già in ambito preospedaliero durante il trasferimento verso l’ospedale.

    Implicazioni pratiche

      Tra le implicazioni pratiche principali emerge la necessità di rafforzare la capacità di riconoscimento precoce della sepsi, attraverso l’utilizzo di strumenti di screening più sensibili e l’integrazione tra valutazione clinica e sistemi di allerta precoce.

      La gestione della terapia antimicrobica richiede un approccio più strutturato e dinamico, basato su una stretta integrazione tra clinico, microbiologo e infettivologo. L’introduzione sistematico di momenti di rivalutazione terapeutica e di strategie di de-escalation rappresenta un passaggio cruciale per migliorare l’appropriatezza prescrittiva e ridurre la pressione selettiva sugli agenti patogeni.

      Un ulteriore elemento riguarda l’organizzazione dei percorsi assistenziali: l’implementazione di programmi di miglioramento della qualità, protocolli condivisi e modelli multidisciplinari, come i “code sepsis”, consente di standardizzare i processi critici e ridurre i tempi di intervento, con potenziali benefici sugli esiti clinici.

      Infine, le linee guida sottolineano l’importanza di adattare le raccomandazioni al contesto locale, tenendo conto delle risorse disponibili, dell’epidemiologia microbiologica e delle specificità organizzative di ciascuna realtà sanitaria. Questo approccio favorisce una reale applicabilità delle indicazioni e ne aumenta l’impatto nella pratica clinica.

      Conclusioni

        Le nuove linee guida della Surviving Sepsis Campaign 2026 rappresentano un’evoluzione significativa nella gestione della sepsi, segnando il passaggio da un approccio prevalentemente protocollare a un modello più integrato, flessibile e centrato sul paziente.

        La crescente attenzione alla stewardship antimicrobica, alla diagnostica appropriata e all’organizzazione dei percorsi assistenziali evidenzia come la gestione della sepsi richieda una visione sistemica, in cui competenze cliniche e strategie organizzative si integrano in modo sinergico.

        In questo scenario, il controllo delle infezioni assume un ruolo centrale, configurandosi come elemento chiave per garantire appropriatezza terapeutica, contenimento dell’antimicrobico-resistenza e miglioramento degli esiti clinici.

        Le linee guida non rappresentano quindi solo un aggiornamento delle evidenze disponibili, ma un’opportunità concreta per ripensare i modelli di gestione della sepsi, promuovendo un approccio multidisciplinare e sostenibile, in grado di rispondere alle sfide attuali e future della pratica clinica.

        Accedi alla pagina “Surviving Sepsis Campaign Adult Guidelines” per approfondire le linee guida per i medici che si prendono cura di pazienti adulti con sepsi o shock settico.

        Iconografia: https://www.esicm.org/2026-sur...

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