Il ruolo dell’infermiere specialista del rischio infettivo tra contrasto delle infezioni correlate all’ assistenza e lotta alla resistenza agli antibiotici.

  • Dott.ssa Simona Roggio
    I.F.P. "Infezioni correlate all'assistenza" Direzione Medica di Presidio, igiene, epidemiologia e infezioni ospedaliere. Azienda Ospedaliero Universitaria di Sassari
Tempo di lettura: 4 minuti, 57 secondi
Gli infermieri giocano un ruolo cruciale nella prevenzione e nel controllo delle infezioni in ambito sanitario, contribuendo alla sicurezza del paziente attraverso pratiche assistenziali e una corretta gestione degli antibiotici. La lotta contro l’antibiotico-resistenza, fenomeno legato all’uso improprio di farmaci, è fondamentale per ridurre la diffusione di patogeni resistenti, soprattutto nelle Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA). In Italia, la figura dell’Infermiere Specialista in Rischio Infettivo (ISRI) sta emergendo come punto di riferimento nella sorveglianza e nella prevenzione delle infezioni nosocomiali. Tuttavia, la formazione di questi professionisti è ancora poco strutturata e necessita di maggiore riconoscimento a livello nazionale.

Ogni infermiere, nelle sue attività quotidiane di assistenza, contribuisce in modo essenziale alla prevenzione e al controllo delle infezioni all’interno delle strutture sanitarie. Essendo costantemente in prima linea, assicura la corretta somministrazione degli antibiotici e segnala tempestivamente qualsiasi segno di infezione, migliorando così significativamente la sicurezza del paziente. Inoltre, attraverso pratiche assistenziali come l’igiene delle mani, l’uso appropriato dei dispositivi di protezione individuale, la gestione sicura dei presidi sanitari e l’educazione dei pazienti sulle corrette abitudini igieniche, l’infermiere partecipa attivamente al contenimento della diffusione dei patogeni.

Il profilo professionale dell’infermiere (D.M. n. 739/1994) individua chiaramente le sue responsabilità anche in ambito di stewardship antibiotica, affermando che: “l’infermiere … è responsabile dell’assistenza infermieristica … garantisce la corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche … l’assistenza infermieristica … è di natura tecnica, relazionale e educativa.”

Gli infermieri sono figure chiave per il successo della gestione degli antibiotici, poiché occupano una posizione centrale nell’équipe sanitaria multidisciplinare e mantengono un contatto diretto sia con i pazienti sia con tutti gli altri membri del team di lavoro.

Esiste però una figura infermieristica ancora poco conosciuta in Italia: l’infermiere specialista in rischio infettivo (ISRI). Questo professionista si dedica con passione e competenza alla prevenzione della diffusione delle infezioni nosocomiali e alla lotta contro la resistenza agli antibiotici, rendendo queste problematiche la sua missione quotidiana.

In questo articolo esploreremo l’attività dell’ISRI, ma prima è necessario introdurre il tema delle Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA) e dell’antibiotico-resistenza, due sfide cruciali per il sistema sanitario moderno.

L'antimicrobico resistenza è la capacità dei microrganismi di sopravvivere agli antibiotici a causa di mutazioni o acquisizione di geni resistenti, favorita dall'uso eccessivo o improprio di questi farmaci. Questo fenomeno rende le infezioni più difficili da trattare, specialmente quelle contratte in ambito sanitario (ICA), che rappresentano circa il 70% dei casi di infezioni resistenti. Le ICA sono multifattoriali e legate a pratiche invasive, condizioni cliniche complesse e uso scorretto degli antibiotici. Per prevenire la diffusione di patogeni resistenti è fondamentale adottare misure igieniche rigorose, gestire e completare correttamente le terapie antibiotiche e promuovere una gestione appropriata degli ambienti sanitari. L’antibiotico-resistenza è una minaccia grave per la salute pubblica, con implicazioni su mortalità, durata e costi delle degenze, non solo in termini economici ma anche di vite umane. Una figura fondamentale per il controllo dell’antibiotico resistenza è quella dell’infermiere addetto al controllo delle infezioni. In Italia la figura dell’infermiere addetto al controllo delle infezioni (ICI) nasce negli anni Ottanta con la Circolare n. 52/1985 del Ministero della Sanità, che ne descrive le funzioni. La Circolare 8/1988 ricorda gli standard di dotazione del personale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e suggerisce l’impiego di un infermiere o caposala ogni 250-400 posti letto, ovvero, sulla base della tipologia dei reparti e delle competenze, ogni 9000 - 10.000 ricoveri annui. L’introduzione di questa figura nel Sistema sociosanitario nazionale è stata un processo lento e ancora incompleto; alcune Regioni - fra queste Piemonte, Emilia-Romagna e Marche - hanno attivato negli anni Novanta corsi di formazione sul lavoro per fornire a questi professionisti le conoscenze e gli strumenti essenziali per svolgere l’attività di controllo e sorveglianza delle infezioni ospedaliere. Negli ultimi vent'anni sono stati attivati sporadicamente Master di 1° livello, per esempio in Piemonte, Liguria, Campania, Marche e in Veneto e Trentino Alto Adige; la Regione Lombardia ha promosso corsi di perfezionamento, seguiti dall’assenza totale, per svariati anni, di interventi formativi per questo professionista.

ANIPIO dall’Anno Accademico 2014/2015 ha attivato la prima convenzione per promuovere corsi Master di 1° livello per ISRI con l’Università di Parma e a seguire anche con altre Università (Formazione ANIPIO).

L’Anipio definisce in maniera chiara il profilo dell’ISRI: è un infermiere in possesso del master di primo livello del controllo del rischio infettivo che opera in autonomia e in collaborazione con gli altri professionisti.

L’ISRI rappresenta un” professionista–risorsa” per i cittadini, per gli operatori e per le organizzazioni socio sanitarie, con il fine di garantire la tutela della salute della collettività (ANIPIO).

Le principali responsabilità di un infermiere specialista del rischio infettivo includono:

Valutazione del rischio: Analizzare e monitorare i fattori di rischio legati alle infezioni in diverse aree della struttura sanitaria. Identificare le modalità di trasmissione degli agenti infettivi, come contatto diretto, droplet o aerosol e le situazioni in cui si è esposti attivando le procedure specifiche per evitare la diffusione di tali microrganismi, attivando le procedure aziendali.

Formazione e sensibilizzazione: Educare il personale sanitario e i pazienti sulle pratiche di igiene e prevenzione delle infezioni e sull’uso corretto degli antibiotici. Per gli operatori sanitari, è importante partecipare a corsi di aggiornamento su nuove tecniche, pratiche e linee guida. Formare il personale sulle pratiche di prevenzione delle infezioni è cruciale per garantire la sicurezza dei pazienti e ridurre la diffusione di malattie trasmissibili. Questo aiuta a mantenere un alto standard di assistenza. È importante anche insegnare agli operatori come comunicare chiaramente e con empatia con i pazienti per costruire un indispensabile rapporto di fiducia.

Monitoraggio e sorveglianza: Raccogliere i dati sulle infezioni nosocomiali e monitorare l’andamento delle infezioni. Eseguire i controlli per valutare gli isolamenti di pazienti colonizzati /infetti nel rispetto delle procedure aziendali.

Implementazione di protocolli: Sviluppare e applicare protocolli di prevenzione e controllo delle infezioni, seguendo le linee guida sanitarie.

Collaborazione in equipe e multidisciplinare: Lavorare con altri professionisti, medici, farmacisti, al fine di sviluppare strategie di gestione delle infezioni e ottimizzare l’utilizzo degli antibiotici e contribuire a trovare strategie di stewardship antimicrobica.

In conclusione, quindi, la figura dell’ISRI svolge un ruolo fondamentale nella prevenzione e nel controllo dell’antimicrobico resistenza, come educatore e promotore di pratiche sicure. La sua collaborazione multidisciplinare è particolarmente importante, perché il confronto con figure professionali differenti porta a analizzare i problemi in maniera più completa e a trovare soluzioni più efficaci, in quanto condivise da punti di vista differenti.

Fonti / Bibliografia
  • World Health Organization. WHO guidelines on hand hygiene in health care: first global patient safety challenge: clean care is safer care.
  • ANIPIO. (2024). Linea d'indirizzo per la valorizzazione e il riconoscimento del ruolo di ISRI. Associazione Nazionale Infermieri Prevenzione Infezioni Ospedaliere. In: rischioinfettivo.it
  • Mongardi, M. (2012). Il profilo di competenza italiano dell'infermiere specialista nel rischio infettivo (ISRI) e la proposta del curriculum formativo. Orientamenti, 1. In: corep.it Ministero della Salute. (1994). Decreto Ministeriale 14 settembre 1994, n. 739: Profilo professionale dell'infermiere. Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. In: ?
  • Edwards, R. (2011). Potenziale contribuito dell'infermiere alla stewardship antibiotica. Nurse24.it. In: nurse24.it
  • Gotterson, L. (2021). Il ruolo chiave dell'infermiere nelle strategie di gestione antimicrobica. Tesi di laurea, Università di Padova. In: Tesi Unipd
  • Marcon, S. (2024). Gli infermieri come coadiutori attivi nella gestione dell'antibiotico stewardship. Tesi di laurea, Università di Padova. In: Tesi Unipd
  • ANIPIO-FNOPI. (2021). Position Paper: Le Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA): una pandemia silente. Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche. In: FNOPI
  • Nurse24.it. (2021). Infezioni ospedaliere, troppo pochi gli infermieri specializzati. In: nurse24.it.

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