13 settembre — Giornata Mondiale della Sepsi 2026. Investire nella Sepsi per Salvare Vite: una sfida globale che parte dalla prevenzione quotidiana

  • Dott.ssa Maria Grazia Deriu
    Dirigente Biologa Azienda Ospedaliero Universitaria di Sassari
Tempo di lettura: 2 minuti, 49 secondi
Ambito UmanoAmbito OspedalieroAmbito Territorio
La Giornata Mondiale della Sepsi, celebrata il 13 settembre e promossa dalla Global Sepsis Alliance con il sostegno dell’OMS, rappresenta ogni anno un momento cruciale per riportare l’attenzione su una delle emergenze cliniche più gravi e allo stesso tempo più sottovalutate. Il claim scelto per il 2026 — “Invest in Sepsis – Save Lives” — segna un passaggio importante: non si tratta più soltanto di sensibilizzare, ma di trasformare la consapevolezza in investimenti concreti, misurabili e capaci di rafforzare i sistemi sanitari, la formazione degli operatori, l’innovazione diagnostica e la preparazione alle emergenze infettive.

In Europa la sepsi colpisce ogni anno più persone di infarto miocardico e ictus cerebrale, pur rimanendo molto meno conosciuta. È una condizione che può evolvere rapidamente e che richiede un intervento tempestivo: ogni ora di ritardo nella somministrazione di una terapia antibiotica mirata riduce le probabilità di sopravvivenza del 7–8%. A livello globale, la sepsi è responsabile di un decesso su cinque e colpisce in modo particolare neonati, bambini, anziani e persone immunocompromesse, con un impatto drammatico nei Paesi a basso e medio reddito, dove si concentra circa l’85% del carico mondiale.

Il 2026 ha visto anche l’aggiornamento delle linee guida internazionali della Surviving Sepsis Campaign (pubblicate nell'area dedicato agli operatori sanitari Surviving Sepsis Campaign Adult Guidelines), che ribadiscono l’importanza del riconoscimento precoce, della somministrazione di antibiotici mirati entro la prima ora e dell’adozione di protocolli diagnostici rapidi. Questi elementi, tuttavia, non possono essere considerati isolatamente: la capacità di prevenire, riconoscere e trattare la sepsi si fonda sulle stesse infrastrutture che sostengono il controllo delle infezioni correlate all’assistenza. L’igiene delle mani eseguita correttamente, l’applicazione rigorosa delle misure IPC, l’aggiornamento periodico del personale e la sicurezza degli ambienti assistenziali sono pilastri che proteggono i pazienti ogni giorno e che, se rafforzati, contribuiscono direttamente a ridurre l’incidenza della sepsi.

Il legame tra sepsi e antimicrobico‑resistenza è ormai evidente: le infezioni causate da batteri resistenti hanno molte più probabilità di evolvere in sepsi perché ritardano l’avvio di una terapia efficace. La diffusione dei patogeni multiresistenti costringe spesso i clinici a ricorrere ad antibiotici ad ampio spettro, alimentando un circolo vizioso che può essere interrotto solo attraverso una stewardship rigorosa e un uso responsabile degli antibiotici. In questo scenario, la prevenzione delle infezioni rappresenta la strategia più potente per ridurre il rischio di sepsi e preservare l’efficacia delle terapie disponibili.

La campagna internazionale 2026 ha coinvolto oltre 60.000 stakeholder in 174 Paesi, con una rete di iniziative che spaziano dai webinar globali alle tavole rotonde con esperti internazionali, dalle campagne cliniche dedicate ai professionisti della terapia intensiva fino agli eventi pubblici che illuminano monumenti simbolo di color fucsia per attirare l’attenzione dei cittadini. È un movimento globale che unisce istituzioni, comunità scientifiche, associazioni di sopravvissuti e sistemi sanitari, con l’obiettivo comune di ridurre i ritardi diagnostici, evitare morti prevenibili e sollecitare i decisori politici a finanziare piani d’azione nazionali e percorsi clinici dedicati.

In questo contesto, PRO CARe Sardegna contribuisce alla campagna attraverso le sue macro‑aree di intervento, integrando la lotta alla sepsi nella prevenzione quotidiana delle infezioni. L’igiene delle mani e ambientale nelle strutture sanitarie e nelle RSA rappresenta il primo baluardo contro le ICA che possono evolvere in sepsi. La formazione degli operatori permette di riconoscere tempestivamente i segni clinici — dall’alterazione dello stato mentale alla febbre alta o ipotermia, dalla tachicardia alla difficoltà respiratoria — e di gestire correttamente la terapia antibiotica. L’approccio One Health, infine, amplia la prospettiva al monitoraggio delle infezioni e dell’uso di antibiotici anche in ambito animale, contribuendo a ridurre la circolazione globale dei patogeni pericolosi.

Fermare la sepsi è un gioco di squadra. Significa investire nella prevenzione quotidiana, nella formazione continua, nella sorveglianza, nella sicurezza degli ambienti assistenziali e nella responsabilità condivisa nell’uso degli antibiiotici. Significa proteggere i pazienti, rafforzare la resilienza dei sistemi sanitari e salvare vite umane.

Condividi questo contenuto con...