Resistenza agli antifungini: l'OMS pubblica il suo primo piano d'azione operativo
Le infezioni fungine invasive rappresentano una minaccia crescente per la salute globale: colpiscono soprattutto persone con immunosoppressione-pazienti oncoematologici, riceventi di trapianto, persone con HIV, soggetti in terapia immunosoppressiva-e sono associate a tassi di mortalità ancora elevati nonostante i progressi terapeutici. Malgrado questo impatto, la micologia clinica rimane marginale nei piani nazionali di sanità pubblica, nei sistemi di sorveglianza AMR e nei meccanismi di finanziamento.
La resistenza agli antifungini (AFR) aggrava ulteriormente il quadro. Alcuni funghi — tra cui Candidozyma auris, Trichophyton indotineae, Nakaseomyces glabratus e Aspergillus fumigatus azolo-resistente — hanno acquisito resistenza, sottolineando la portata e l'urgenza del problema. La resistenza è amplificata dall'uso di antifungini in ambito clinico, agricolo e industriale, inclusi composti "dual-use" che selezionano resistenze crociate verso gli agenti terapeutici.
Per colmare questo vuoto, il 30 giugno 2026 l’OMS ha pubblicato il Blueprint for Strengthening Responses to Fungal Disease and Antifungal Resistance, che traduce le priorità della Fungal Priority Pathogens List (FPPL) 2022 in un framework operativo immediatamente applicabile.
Il framework si articola in quattro domini interconnessi.
Il primo - Salute pubblica e sistemi sanitari - punta a integrare la prevenzione fungina nei programmi AMR, HIV e TB esistenti, a istituzionalizzare l'antifungal stewardship (AFS) e a includere antifungini e diagnostici nelle liste nazionali dei farmaci e dei dispositivi essenziali. Le azioni sotto questo dominio affrontano i gap attraverso strategie di sensibilizzazione strutturate, prevenzione e controllo delle infezioni istituzionalizzati, programmi formalizzati di antifungal stewardship e inclusione dei farmaci e dei diagnostici antifungini nei sistemi di finanziamento nazionali.
Il secondo - Terapie, tecnologie e innovazione - si concentra su ricerca e sviluppo, approvazione regolatoria, accesso equo e farmacovigilanza. Uno degli elementi più operativi riguarda i criteri OMS per definire un antifungino "innovativo": deve appartenere a una nuova classe chimica, agire su un nuovo bersaglio biologico, avere un nuovo meccanismo d'azione o non presentare resistenza crociata con gli agenti esistenti.
Il terzo - Sistemi di laboratorio, sorveglianza e preparedness - chiede l'inclusione dei patogeni fungini nei sistemi nazionali di sorveglianza AMR e la loro rendicontazione al sistema GLASS (Global Antimicrobial Resistance and Use Surveillance System) dell'OMS, insieme allo sviluppo di reti di laboratorio a livelli, con capacità di antifungal susceptibility testing (AFST).
Il quarto - Determinanti sociali, ambientali e One Health - affronta le pressioni ambientali e agricole che guidano l'emergenza della resistenza. Il cambiamento climatico amplifica queste pressioni alterando l'ecologia fungina e le dinamiche di resistenza, espandendo il range geografico e stagionale di specie termotolleranti e resistenti agli antifungini, aumentando l'uso di fungicidi in agricoltura e intensificando la resistenza crociata all'interfaccia uomo-ambiente.
Il documento identifica dodici punti di ingresso catalitici - azioni ad alta fattibilità e alto impatto attivabili nell'immediato attraverso strutture già esistenti. Tra quelle più rilevanti per il contesto ospedaliero italiano:
- integrare l'antifungal stewardship nei programmi AMR nazionali già operativi, con attenzione esplicita alle popolazioni ad alto rischio (oncoematologia, trapianto, terapia intensiva)
- includere i diagnostici fungini, compreso l'AFST, nelle liste nazionali dei diagnostici essenziali
- integrare la prevenzione delle infezioni fungine nei programmi IPC esistenti, adattando i Core Components OMS al contesto fungino
- incorporare i patogeni fungini nei sistemi di sorveglianza AMR nazionali e nel reporting GLASS
Le infezioni fungine invasive non sono un problema lontano né marginale: rappresentano una minaccia crescente per i pazienti fragili e per i sistemi sanitari che devono gestirne l’impatto clinico, diagnostico e organizzativo. In questo scenario, il Blueprint OMS 2026 non è solo un riferimento tecnico: definisce il quadro strategico internazionale entro cui si collocano le attività di prevenzione, sorveglianza e risposta, offrendo una visione integrata che connette micologia clinica, stewardship antifungina, diagnostica avanzata e governance dell’IPC.
Proprio per questo, il documento costituisce una base solida per orientare investimenti, formazione e integrazione strutturale della micologia nei programmi di controllo delle ICA, rafforzando la capacità delle strutture sanitarie di riconoscere precocemente i rischi, intervenire con tempestività e costruire percorsi assistenziali realmente protettivi.
Per maggiori approfondimenti e per la consultazione integrale dei contenuti, si rimanda al documento completo, accessibile tramite il link riportato.
https://iris.who.int/server/api/core/bitstreams/e528e6f6-eb69-4e22-9f7c-e3606b5c3cec/content
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