Rapporto AIFA 2025 sugli antibiotici: l’aumento del consumo e l’utilizzo errato incrementano la resistenza batterica agli antibiotici (Rapporto Nazionale Anno 2023)
Il Rapporto AIFA sui consumi di antibiotici nel 2023, pubblicato il 4 marzo 2025, fornisce un'analisi dettagliata dei consumi di antibiotici nell'uomo, oltre a un confronto con i consumi veterinari e analisi di correlazione tra consumi di antibiotici e resistenza.
Nel 2023 il consumo complessivo di antibiotici per uso sistemico, sia pubblico che privato, è stato pari a 22,4 dosi medie giornaliere per mille abitanti, in aumento del 5,4% rispetto al 2022. Cosi come è aumentato il consumo di antibiotici per uso non sistemico, ovvero locale, pari a 28 dosi medie giornaliere per mille abitanti, è aumentato del 4,3% rispetto al 2022 collocandosi l'Italia al settimo posto tra i Paesi dell’UE con i consumi più elevati, con livelli superiori alla media europea di oltre il 15%. Lo stesso vale per i consumi nel settore ospedaliero, dove l'Italia si colloca al sesto posto nell'UE. Le differenze non sono solo legate alla quantità di antibiotici consumati, ma anche all'appropriatezza della prescrizione. L'Italia ha, infatti, un rapporto di consumo di molecole ad ampio spettro rispetto a molecole a spettro più ristretto molto più elevato rispetto alla media europea (13,6% contro il 5,5%) e nel settore ospedaliero una percentuale maggiore del consumo di antibiotici ad ampio spettro o di ultima linea sul consumo totale in questo contesto assistenziale (52,5% contro il 40,15%).
Risulta pertanto evidente come l’Italia è ben al di sotto dell’obiettivo fissato dalla Raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea (UE) del 26 aprile 2023 in base al quale la prescrizione degli “Access”, ovvero di quelle molecole antibiotiche che dovrebbero essere utilizzate come terapia di prima o seconda scelta per le infezioni più frequenti a causa di un rischio inferiore di generare resistenza, dovrebbe essere almeno del 65% del consumo totale di antibiotici: l’Italia infatti è sul 54,4%.
Particolare attenzione viene posta al monitoraggio dei consumi in ambito ospedaliero, dove le infezioni correlate all’assistenza sanitaria causate da germi multi-farmacoresistenti sono in aumento e dove sono state somministrate 84 dosi ogni 100 giorni di ospedalizzazione, con un incremento dell’1,3% rispetto all’anno precedente. Ciò rientra in un trend negativo, che nel 2019-23 ha registrato un aumento dell’8,8% dei consumi a livello nazionale, in contrasto con l’obiettivo di una riduzione del 5% nel 2025 rispetto al 2022 previsto dal Piano Nazionale di resistenza antimicrobica.
Anche nel 2023 si registra una forte variabilità territoriale, con consumi più elevati al Sud, con 18,9 dosi giornaliere medie per mille abitanti acquistate in farmacia in regime di assistenza convenzionata, contro le 12,4 del Nord e le 16,4 del Centro.
Il consumo stagionale di antibiotici ha mostrato una significativa variazione tra ottobre e marzo rispetto ad aprile e settembre nel biennio 2022-23, con un incremento del 40% nei mesi più freddi. Questi picchi suggeriscono un utilizzo inappropriato durante le sindromi influenzali e parainfluenzali.
Dal 2022 al 2023, la quota di bambini fino a 13 anni che hanno ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici per uso sistemico è aumentata dal 33,7 al 40,9%. In ambito pediatrico, i dati mostrano una preferenza per le molecole ad ampio spettro nelle regioni centrali e meridionali rispetto alle regioni settentrionali, indicando un problema di prescrizione inappropriata, che richiede interventi mirati.
L’antibiotico-resistenza è in aumento. Il tasso di resistenza dell'Escherichia coli alle cefalosporine di terza generazione è passato dal 23,8% nel 2021 al 26,7% nel 2023. In seguito alle raccomandazioni dell'European Medicines Agency (EMA) su un uso più limitato dei fluorochinoloni, una classe di antibiotici soggetta a resistenza batterica ed effetti collaterali di una certa entità, il consumo è sceso da 70 milioni di dosi nel 2018 a circa 24 milioni nel 2023, mentre la resistenza batterica dell'Escherichia coli è scesa da circa il 40% al 34,1%. D'altro canto, c'è ancora un'elevata resistenza alle cefalosporine di terza generazione da parte di Klebsiella pneumoniae, che infetta il tratto urinario con un tasso di mortalità fino alla metà dei casi. La percentuale di casi resistenti è aumentata leggermente dal 52,7% al 55,2% dal 2018 al 2023. Dal 2018 al 2023, la resistenza ai macrolidi di Streptococcus pneumoniae, che causa polmonite, sepsi e meningite, è aumentata dal 20,3 al 26,2%.
“L’Italia è il primo Paese Europeo nella classifica dei consumi di inibitori di pompa protonica, usati soprattutto contro il reflusso esofageo. Questi medicinali – spiega il direttore tecnico e scientifico dell’AIFA, Pierluigi Russo – se usati in eccesso possono alterare la flora microbica intestinale, favorendo la selezione di germi multi-resistenti, come il Clostridium difficile”.
“L’Italia per prima volta – sottolinea Maria Rosaria Campitiello Capo Dipartimento della Prevenzione, delle emergenze sanitarie e della ricerca del Ministero della Salute – ha destinato 21 milioni di euro a una partnership internazionale per lo sviluppo di nuovi antibiotici. Il Ministero della Salute, sotto la guida del ministro Schillaci, ha potenziato il Piano Nazionale di Contrasto dell’Antibiotico-Resistenza (PNCAR) 2022-2025, adottando un approccio One Health per monitorare e prevenire la diffusione di microrganismi resistenti. Con uno stanziamento annuale di 40 milioni di euro, il piano dispone ora di risorse strutturali che ne garantiscono la continuità. Inoltre, la Legge di Bilancio 2025 ha previsto un fondo di 100 milioni di euro per incentivare lo sviluppo e l’accesso a nuovi antibiotici innovativi. Solo con un’azione coordinata e interventi mirati possiamo preservare l’efficacia degli antibiotici e proteggere la salute pubblica”.
Fonti / Bibliografia
L'uso degli antibiotici in Italia - Rapporto Nazionale AIFA Anno 2023Questa pagina è stata utile?
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